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Napoli ; va a prostitute e prova la moglie , mega rissa

Napoli. Uomo va a prostitute e trova la moglie. Rissa per gelosia frenata dai carabinieri.

È accaduto a Napoli la sera di domenica 26 giugno. Una tranquilla giornata di inizio estate, passata con i rispettivi genitori e suoceri, è appena finita e Nicola S., 51  anni, si apprestava ad uscire di casa per incontrare degli amici che non vedeva da tanto tempo. Prima di uscire ha detto alla moglie (Clara T., 37 anni) che sarebbe tornato il giorno successivo, perché avrebbe dormito a casa di uno dei suoi amici.
Giorgio avrà pure passato la sera con i suoi amici, ma durante la notte è andato a prostitute, come ormai era solito fare da diverso tempo. Era un cliente abituale delle prostitute nella zona di piazza Garibaldi, ma per quella notte ha deciso di cambiare ed andare sulla via Gianturco.

Alla vista della prima sagoma femminile si ferma e abbassa il finestrino della propria auto per chiedere alla donna il prezzo della prestazione, ma scopre con orrore che quella donna in minigonna con la borsetta e i tacchi a spillo è proprio sua moglie. Pare che la donna, infatti, svolgesse quest’attività da diverso tempo, approfittando delle continue assenze del marito. Immediatamente l’uomo scende dalla macchina e comincia ad aggredire verbalmente la consorte, gli animi si scaldano e l’uomo inizia ad aggredirla anche fisicamente fin quando non vengono separati dai carabinieri, avvertiti dai passanti che non avevano avuto il coraggio di intervenire. La voce della vicenda si è sparsa a Napoli e ha suscitato anche una certa ilarità.
Ma che ne pensa la gente, effettivamente ? Ecco cosa hanno risposto in merito alcune persone. Alfredo, pensionato di 73 anni, dice: “Solo un vile picchia una donna. E’ anche vero che la botta per lui deve essere stata proprio forte. Insomma, ha scoperto che la moglie fa la prostituta. Ma in fondo anche lui si meritava il tradimento della moglie, perché lui a prostitute ci andava. Chi di prostitute ferisce di prostitute perisce“.
Lorenza, 36 anni, dice: “Se la sono cercata entrambi. Certo, lui ha anche picchiato la moglie, però ha capito di essere stato tradito in continuazione da lei, e questo per lui sarà stato un duro colpo. Però è anche vero che lui andava regolarmente a prostitute, quindi in fondo ben gli sta“.
bimbo ubriaco

Perù: fanno ubriacare due bambini, poi li prendono in giro

HUANCAVELICA – Due bambini vengono fatti ubriacare per le strade di Huancavelica, una delle città più povere del Perù. Poi, come se non bastasse, i due piccolini vengono fatti girare per le strade del paese barcollanti, con la gente che tutta intorno li prende in giro.

I due bambini sono stati costretti a bare alcolici lo scorso 2 giugno ad una festa. Il risultato, a giudicare dalle immagini circolate su Facebook, sono palesi. I due barcollano per le strade del villaggio in evidente stato di ubriachezza tra le risate della gente attorno a loro.

 Una donna prova a prendere per la mano quello che sembra il più piccolo dei due mentre si cammina, ma una voce maschile le dice: “Lascialo stare, lascialo cadere”.

La vicenda, in Perù è diventato argomento di dibattito politico tanto che è dovuta intervenire anche Ana Maria Romero Lozada, il ministro delle Donna. La Lozada ha chiesto lidetificazione dei responsabili. Un’indagine è stata aperta ed ora i genitori dei due piccoli saranno perseguiti per “presunta violazione dei diritti dei minori e per lo stato di abbandono morale e materiale di un minore”. Le immagini scioccanti dei due piccoli che barcollano sono finite anche su YouTube. VIDEO

manif m5s

Successi, fallimenti e obbiettivi del m5s alle comunali

di Beppe Grillo

Il MoVimento 5 Stelle è stata la forza politica più presente a questa tornata elettorale, in 225 comuni. Gli altri partiti si sono camuffati, soprattutto il Pd che si è presentato in circa metà dei comuni rispetto al MoVimento. La maggior parte delle città sono state conquistate da ammucchiate di liste civiche, capitanate da foglie di fico, fatte ad hoc per accaparrarsi voti sul territorio nascondendo il vero volto dei partiti. Senza di loro il Pd di Renzi altro che sindaci: avrebbe faticato a mettere anche solo qualche consigliere comunale! Stiamo assistendo alla lenta scomparsa di un partito che, con nomi diversi, era radicato sul territorio dal dopoguerra.

Il MoVimento 5 Stelle, con coerenza, si è presentato in tutte le città da solo e candidando le nostre persone, senza calcoli elettorali. In molte città, come a Palermo, siamo la prima lista, abbiamo confermato Roberto Castiglion sindaco di Sarego, facciamo gli auguri al neosindaco di Parzanica e ce la giochiamo al ballottaggio in una decina di comuni, tra cui Carrara. Rispetto al 2012 abbiamo triplicato i ballottaggi (furono solo tre all’epoca) e siamo cresciuti in tutte le città in cui ci siamo presentati.

Risultati che sono indice di una crescita lenta, ma inesorabile. Tutte le prime pagine dei giornali sono però dedicati al fallimento del MoVimento 5 Stelle. Tutti gongolano esponendo raffinate analisi sulla morte dei 5 Stelle, sul ritorno del bipolarismo, sulla debacle del MoVimento, sulla fine dei Grillini. L’hanno detto dopo le politiche, dopo le europee, dopo le regionali, dopo il referendum. Fate pure anche ora. Illudetevi che sia così per dormire sonni più tranquilli. Noi continuiamo ad andare avanti per la nostra strada.

Adesso il primo obbiettivo è dare il massimo supporto ai nostri candidati al ballottaggio tra due settimane. A luglio avremo il candidato presidente della regione siciliana, a settembre avremo il candidato premier. Il 5 novembre ci saranno le regionali siciliane e ci mobiliteremo per far sì che quella splendida isola diventi la prima regione a 5 Stelle. Dopo ci saranno le politiche e l’obiettivo è andare al governo. Successi e fallimenti fanno parte della nostra storia. L’importante è non mollare mai.

I nostri successi e i nostri fallimenti sono tra loro inscindibili, proprio come la materia e l’energia. Se vengono separati, l’uomo muore. (Nikola Tesla)

http://www.beppegrillo.it/2017/06/successi_fallimenti_e_obbiettivi.html

straniero in preghiera

Con l’hawala gli immigrati spediscono milioni

E del 2015 e un po lungo ma vale la pena leggerlo tutto, il più grosso hawala italiano e a Carpi , nella mia città

Ecco come il denaro di immigrati e terroristi passa senza lasciare traccia

Con l’hawala basta un versetto del Corano per trasferire milioni

Chi indaga sulle stragi di Parigi del 7 gennaio ha un’ossessione: i soldi. Come hanno fatto i terroristi a comprare le armi, viaggiare e mantenersi con i loro miseri lavori part-time? Il denaro che fomenta l’internazionale del terrore non arriva con normali bonifici bancari. Al contrario, viaggia nelle valigie dei simpatizzanti jihadisti, oppure attraverso un sistema informale di trasferimento di capitali che sfugge interamente ai controlli delle Banche Centrali. E passa anche per l’Italia. Ecco come funziona questa rete informale e che cosa possiamo fare.

I fratelli Kouachi

Chérif Kouachi, responsabile insieme al fratello della strage a Charlie Hebdo, ha ammesso di aver ricevuto fondi dalla cellula yemenita di Al Qaeda. Uno dei leader del gruppo terrorista ha confermato di «aver finanziato l’operazione». Secondo fonti investigative americane e inglesi, i due fratelli hanno ricevuto almeno 20.000 dollari in tempi recenti. Nonostante gli sforzi benemeriti degli istituti centrali di controllare le transazioni sospette, una parte sostanziale del denaro che sovvenziona il terrorismo islamico non passa per il sistema bancario ufficiale.

 

Vi sono almeno due meccanismi di finanziamento: il primo e più rudimentale consiste nel mettersi in valigia il contante dopo un viaggio nei centri che finanziano il terrore, come l’Arabia Saudita e lo Yemen. Questo approccio è rischioso e dopo un po’ i soldi finiscono. Ben più efficiente è un metodo, ampiamente discusso nei testi sacri dell’Islam, che non richiede alcuno spostamento fisico di individui ed è in grado di mobilitare miliardi di euro al giorno: l’hawala, una parola araba che è entrata anche nella lingua italiana (avallo), e significa «trasferimento». Mentre il Corano condanna senza appello l’usura, incoraggia l’hawala. Diversi testi sacri dell’Islam (i cosiddetti ahadith) discutono nei dettagli questo sistema di trasferimento di capitali basato sulla fiducia. Per quanto meccanismi simili all’hawala siano diffusi ben oltre il mondo islamico, esso è particolarmente radicato nel sistema economico dell’Islam proprio a causa della condanna senza appello dell’usura. Come funziona?

L’avallo islamico

Per capire l’hawala non dobbiamo fare altro che trasferirci a Carpi, nella provincia di Modena, dove un’indagine di qualche anno fa rivela inquietanti legami tra un barbiere pakistano, trafficanti di droga, sospetti terroristi, e una struttura globale con base a Dubai e addentellati nelle maggiori capitali europee, negli Usa, in India, in Turchia e in Afghanistan. Il Pak Hair Fashion sembra un innocuo negozio di parrucchiere, situato in una silenziosa strada alberata non lontano dall’Ospedale di Carpi. Il gestore, Ahmed Pervaz, fa invece tutt’altro mestiere: insieme al padre e ai fratelli, è un banchiere hawala.

 

Questa attività parallela, diffusissima nel suo paese di origine, inizialmente è rivolta ai numerosi connazionali residenti a Carpi.

Dapprincipio Pervaz offre un servizio bancario illegale, ma innocuo: un pakistano che vuole far arrivare soldi in patria li dà a Pervaz, questi consegna al cliente un codice segreto – tratto da un versetto del Corano oppure un numero – e telefona ad un socio in Pakistan. Il socio aspetta che un emissario del cliente si faccia vivo col codice e gli consegna il danaro in valuta pakistana. Nulla di più semplice. Pervaz e & Co. lucrano sul tasso di cambio, ma assicurano un servizio più a buon mercato di quello delle banche e di Western Union. Vi sono altri due vantaggi: il sistema è completamente anonimo e rapido. Nel giro di poche ore dalla consegna del denaro a Carpi, l’equivalente in rupie si materializza a Mandi, una città a Sud di Islamabad. L’hawala è spesso l’unico modo per far arrivare risorse in stati corrotti o falliti, come la Somalia e l’Afghanistan, o immersi in una guerra civile, come la Siria. Ad esempio, ci sono tredici banche ufficiali a Kabul e circa 2.000 banchieri hawala. Secondo una stima della Banca Mondiale, il 65% di tutte le rimesse verso l’Africa sub-sahariana avvengono tramite hawala. Inefficienza, corruzione e costi esorbitanti spingono milioni di persone ad usare questo sistema, ma l’assenza di ogni controllo permette di far girare anche denaro sporco.

Da barbiere a banchiere

Ben presto Pervaz decide di ampliare il suo business ed entra in contatto con Naresh Patel, un personaggio inquietante e potentissimo. Uomo d’affari indiano residente a Dubai, è definito dalla polizia del suo paese «il maggiore banchiere hawala del mondo». Patel sposta oltre due miliardi di dollari al giorno. Nel 2009 gli Stati Uniti gli confiscano sedici conti correnti e più di quattro milioni di dollari, con l’accusa di movimentare denaro per Al Qaeda. Per le autorità spagnole e inglesi ha legami con i cartelli della droga latino-americani. Quando il governo degli Emirati Arabi cerca di arrestarlo, lui scappa in India, dove è riuscito a evitare l’arresto e nega tutte le accuse.

Da Carpi a Mumbai

Di sicuro Patel mette il barbiere di Capri in contatto con grossi trafficanti di droga albanesi operanti nel Nord Italia. Questi comprano ingenti partite di eroina che provengono dall’Afghanistan, un paese dove trafficanti, funzionari statali, signori della guerra e terroristi sono spesso indistinguibili. Durante un’operazione, la Guardia di Finanza di Milano sequestra più di 200 chili di droga. Dalle intercettazioni telefoniche risulta che il carpigiano Pervaz è entrato a far parte di un’organizzazione internazionale potente. Adesso movimenta quattro milioni di euro al giorno. Con la criminalità internazionale, però, arrivano anche le minacce di morte. Pervaz spiega alla madre: «Tu non sai niente del [gruppo di Patel], è proprio una mafia, loro hanno tantissimi soldi, se io faccio qualcosa contro di loro mi uccidono subito, loro sono una mafia internazionale, capito?».

 

Il sistema gestito da Patel è complesso. Spesso un nodo della rete accumula troppo denaro in contante, e i membri dell’organizzazione devono viaggiare per tutta Europa per riequilibrare le casse dei vari banchieri. Un corriere di origine libanese fa la spola tra l’Italia e Parigi, dove incontra il rappresentante locale del gruppo, un tale Alì Waynak, che a sua volta viaggia tra Francia, Olanda e Regno Unito. Patel tira le fila da Dubai. In una conversazione, Patel dice al corriere libanese: «Ho già parlato con Alì, viene lui da te, quando arrivi a Parigi trova un hotel e domani mattina chiama Alì da una cabina». Il parigino Alì è ben inserito nel contesto francese e in grado di rifornire di contante chiunque sia interessato. La rete di Patel è stata accusata di aver facilitato il trasferimento del denaro utilizzato per gli attentati del 2008 a Mumbai, che causarono 164 morti. Il rapporto della Commissione del Congresso americano sui fatti dell’11 di Settembre ha concluso che Al Qaeda usa regolarmente l’hawala.

Trovare le alternative

Cosa possono fare i governi occidentali? Promuovere canali legali, flessibili e a basso costo per trasferire denaro all’estero ridurrebbe i clienti della hawala. La strategia del «segui il denaro» (follow the money) è, però, solo uno degli ingredienti della lotta al terrorismo: le autorità devono potenziare altri strumenti, le fonti informative, le intercettazioni e la lotta al mercato nero delle armi, così come riformare le carceri e dedicare più risorse all’integrazione e alla costruzione dello stato di diritto all’estero. Come in altri aspetti della vita, inseguire il denaro aiuta, ma non basta.

FEDERICO VARESE
http://www.lastampa.it/2015/02/05/speciali/ecco-come-il-denaro-di-immigrati-e-terroristi-passa-senza-lasciare-traccia-W0uduVCwftLOPe3TtPRi4O/premium.html